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...Quello che non ti ammazza ti rende più forte, ti fa più vivo... Tutte cose piacevoli... Ok, la vita fa schifo. E la tua fa più schifo di altre. Ma c'è anche chi sta peggio, lo sai ? Fammi un favore, permettimi di scoprire qual è il tuo problema. E dopo, se vorrai ancora morire, allora sarò io a darti una mano. Ci stai? Greg mode on
Lunedì 4 Dicembre 2006 alle 20:00 di Αερικό

La pelle fredda

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…Non siamo mai infinitamente distanti da coloro che odiamo…. sono le parole d’apertura del romanzo di Albert Sanchez Pinol edito in Italia per i tipi della Feltrinelli, ed adottato come libro di testo nelle scuole della patria dell’autore la catalogna, che ho letto tutto di un fiato lo scorso week-end. Un romanzo di cui per caso ho avuto notizia e che per curiosità ho cercato in libreria. Avere la possibilità di poterlo leggere in catalano, lingua a noi italici per nulla nota essendo usi a considerare tutte le lingue che vagamente ci ricordano la Spagna come spagnolo (castigliano), sicuramente mi avrebbe riservato un piacere superiore ma ad ogni buon conto la traduzione mi appare ben fatta anche se non sono né un linguista, né un recensore.

E’ un romanzo che mi ha fatto ritornare indietro nel tempo a quando leggevo di avventure e la mia mente era sgombra dalle esperienze sin qui accumulate, libera di volare e di fantasticare su tutto. Questo romanzo quando lo si legge con la consapevolezza dell’età adulta è ancora più bello, ancora più interessante. Un’ isola, puntino nascosto all’intersezione di un meridiano e di un parallelo diventa il luogo dove una battaglia per la sopravvivenza non è il banale scontro tra il bene ed il male, ma piuttosto la ricerca del proprio io, dei propri limiti, un modo per superare la fragilità umana. Il racconto è il racconto di tante inutili lotte combattute dall’ osannata “civiltà occidentale” solo per ignoranza, per il rifiuto della diversità o semplicemente per imporre il proprio modo di essere ad ogni costo. La pelle fredda deve essere sedimentato nella coscienza del lettore come il buon vino per poterlo apprezzare al meglio. Solo allora, come d’incanto ci si rende conto che le esperienze dell’ “ufficiale atmosferico” sono i nostri quotidiani affanni, che le “ranacce” non sono altro che le nostre più segrete paure senza le quali però non siamo nulla ma che una volta accettate ci rendono liberi e migliori. Se volete leggetelo… :-).

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