La linea verde e l’Αερικό
Pubblicato in Fuori dai denti, Schegge, Pensieri liberi | Stampa questo articolo |Giunto in un paese membro della Comunità Europea, mi accorgo che qualcosa di non trascurabile esiste e che questo paese non è come gli altri 25 Stati. L’aeroporto che mi accoglie è in piena ristrutturazione, di tanto in tanto la sensazione di provvisorietà che fa capolino dentro di me, si tramuta in certezza. Abituato alla moneta unica, sono meravigliato dall’esistenza della Lira cipriota, ma poi tanta meraviglia non fa essendo anche la moneta d’Albione da immemore tempo fuori dalla grazia del nostro Euro. Nell’aeroporto sono costretto per più di cinque ore ho così modo di capire che qui la lingua è simile a quella ellenica ma varia nei toni e negli accenti al punto tale che sembra essere un’altra lingua. Finalmente si parte e si fa meta verso il posto che ci ospiterà a bordo di un taxi in cui siamo davvero in troppi. Viaggio al buio e non ammiro il paesaggio nè capisco che pian piano mi avvicino alla linea verde, ma lei esiste da tempo ed è lì che mi aspetta, che aspetta tutti coloro che desiderano andare nel territorio occupato. E’ lì che vivrò per un pò è lì che ho vissuto per molti giorni…al di là del muro. Ci fermano ad una delle due possibili frontiere, riempio il modulo della vergogna e lo collego con il pensiero, all’aver seguito un percorso diverso per imbarcarmi al E. Βενιζέλος, forse avrei dovuto già capire che viaggiavo verso qualcosa di non consueto. Certo qui tutto non è usuale, è un territorio occupato uno di quei posti di cui ho letto nei libri di storia, antica mia passione mai sopita, uno dei quei posti ancora aimè presenti nel nostro tempo. Nel mondo ne esistono tanti e tanti ne sono esistiti, negli ultimi secoli noi miserevoli occidentali abbiamo fomentato ed usato ai nostri scopi i più deboli e i più emarginati, è capitato anche qui in un passato non troppo lontano, è capitato di creare altro dolore altra discordia, ma le cose non capitano, le uniche cose che capitano per caso sono la nascita e la morte il resto non capita come ad esempio la data di questo scritto…
Devo telefonare, al mio sole lontano (ora molto lontano…
) ; lui e la mia famiglia aspettano o mi illudo che aspettino un mio segnale, devo fare presto per rassicurarli, devo correre ma di telefoni qui non ne vedo…. strano. Rimando a domani, quando avrò cambiato in lire questa volta turche un pò di agiatezza europea e poi cercherò… ma già mi dicono che il solo modo di chiamare è andare in uno di quei centri per extracomunitari, in fondo io lo sono, che vedevo quando ero a Napoli; andare in uno di quei centri dove speranze, dolori, gioie si incontrano nelle lingue più disparate del mondo in fin dei conti per dare un pò di conforto a chi chiama, un pò di conforto a chi è chiamato. Ci andrò molte volte, ci sono andato ogni sera per rassicurare chi un pò mi vuole bene, per illudermi che tutto ciò che era è ancora, era ancora…
Lavoro dieci giorni, duro lavoro più duro del solito e non capisco perchè, la schiena si piega spesso sotto i carichi che devo spingere ogni giorno, più volte al giorno affinché chi mi aiuta non si affatichi troppo. Il clima è instabile, mi ammalo di un male che porto ancora con me, tossisco, ho la febbre ma continuo; come al solito come è nella mia natura osservo tutto e tutti, la sensazione che ho non è bella mi sento male dentro vedo il male ed il dolore fuori. Le case mostrano ancora la fiera bellezza di un tempo ma ora sono per lo più malandate un pò come me. Portano, molte tra loro, i segni di un’occupazione che ancora c’è, chi occupa trascura, chi è stato occupato piange ciò che è al di là del muro… già al di là del muro… ho già scritto di muri e di indifferenza e molti hanno riso ma quì tutto mi torna, tutto è ancora una volta maledettamente e violentemente di nuovo chiaro. Fori da 35mm, filo spinato e non solo ho visto, passando come un privilegiato sul bianco camion ONU, sulle pareti dell’albergo un tempo d’oro ora mesto testimone di scontri covati sotto la cenere e le macerie… Sotto la cenere cova il vigliacco, l’ipocrita, l’umana meschinità di chi sa prendere senza dare, di chi rapina agli altri le cose, l’anima, il cuore facendone scempio e pubblico ludibrio. Così è il clima, così lo sento. Faccio il mio lavoro, lo devo a chi mi ha chiamato quì, a chi mi ha dato la fiducia che molti mi hanno negato nella mia terra d’origine, ma la mente è altrove… le persone le poche che vedo per strada sono si gentili ma ostentano una ricchezza di carta, in strade sporche dove bimbi mal vestiti giocano con tutto ciò che capita, circolano roboanti fuoriserie il cui prezzo è superiore, stimo, al PIL locale.
L’altra parte mi dico, devo vedere l’altra parte quella che è in Europa, non sarà tutto così, non può essere tutto così… Traverso la linea verde che non è il sottile raggio che cerco seduto vicino al mare la sera ad Atene perdendomi in mille pensieri per chi vive oltre l’azzurra distesa d’acqua, ma è una orribile frontiera creata per far male, per darsi l’illusione di esistere. Il genere umano sa far male benissimo o come dire è il bene che gli viene male ?
Mi scruta da un’ improbabile postazione una guardia di frontiera che mi chiede o meglio vuole o più ancora pretende che gli porga il mio passaporto esattamente nella sua mano affinché possa concedermi il permesso di muovermi ed uscire da un territorio che lui occupa senza legalità, un territorio dove anche la religione è, se possibile, più violenta di quella che praticano nel mio paese natio. Per dieci giorni uno, due, dieci Muezzin hanno strepitato cinque volte al giorno, la prima alle 5 del mattino, incomprese parole che in teoria avrebbero dovuto salvare anche la mia anima, invitarmi alla preghiera, alla riflessione ed invece hanno rotto solo il mio breve sonno…. mi chiedo se l’umanità sarà mai in grado di inventarsi una religione di pace anche nelle forme e nei modi di essere. Ottengo il mio timbro ed esco, ne prenderò tanti altri… Passo per la terra di nessuno, meglio nota nella lingua che siamo costretti ad usare in quest’era di basso impero “buffer zone”, sono con pochi passi in territorio europeo, nessuno mi chiede nulla, nessuno mi controlla. Vedo e vedrò molte volte filo spinato, fori di artiglieria pesante così vivi a punto che credo che li abbiano provocati ieri per il divertimento di uno stupido branco di turisti, subito però penso che di porcherie ne abbiamo seminate tante nel mondo noi civiltà di esseri superiori, noi i “civili” occidentali armando chi tra noi per casta e censo ha dovuto scegliere di essere militare. Un pò credo di essere a Baghdad, un pò a Kabul, un pò nella Beirut le cui immagini vedevo bimbo in un televisore bianco e nero, ma poi rido della mia idiozia, cosa ne so io del male che le persone vivono lì a causa nostra ? Presto mi dico, dovrò chiedere di partire, per capire ma più ancora per donare un pò di me a chi l’apprezzerà ne sono sicuro, più di tanti quì, tanti e tante “civili” occidentali, magari ancora una volta mi illudo ma molti sono gli anni che ho speso cercando si essere coerente al bene per il bene, lo gridavo alla mia Prof. d’inglese al liceo negli anni della contestazione, lo grido oggi a chi vuole ascoltare, pago cara la coerenza a me stesso…
Sono nella parte europea, si vede, si odora il profumo del vile denaro. Qui le auto se è possibile sono ancora più grandi, l’involcuro che fa il contenuto è ancora una volta scientifica certezza. Bello è bello ma freddo, posso parlare ed essere capito nella lingua di Omero, non come al di la del muro dove altra è la lingua parlata; posso mangiare piatti più o meno simili a quelli che conosco e che ho spesso preparato per chi è lontano. Freddo è freddo, è il maledetto freddo di questa civiltà dell’apparire e del cinismo. Questi sono gli occupati, pieni anche loro di dolore per ciò che avevano, per ciò che hanno perso, forse è questa la loro reazione, eccessiva, esagerata, violenta, come un messaggio a chi ha loro scippato un benessere, una gioia che hanno ricostruito ancora più magnifica al di qua della linea verde… Avviene anche quì è avvenuto in Libano, avverrà in un altro angolo di mondo, di sicuro presto lì dove pensiamo che i nostri interessi sono minacciati…. Torno, riprendo il mio timbro questa volta di colore rosso, perchè certo i colori hanno significati per chi li sceglie sempre ne hanno nelle menti dei burocrati, rosso è l’ingresso, blue l’uscita a significare forse inferno e paradiso ma così non può essere… Prima di varcare il muro leggo manifesti che ricordano le vittime civili degli occupati, propaganda? No, è un modo per ricordare, perchè in quelle foto, in quei sorrisi, uguali certo a tanti altri che non sono più perchè vittime, si leggono le vite rubate.
Nel mio letto d’albergo, penso alla mia stupidità, alla mia superficialità, mi vergogno di aver un tempo sognato di indossare una divisa azzurra per volare in alto tra le nuvole, ma erano sogni di bambino ? Non credo, era un modo per vivere in uno spazio non confinato, un sogno non realizzato uno dei tanti infranti. Penso al paradosso del posto in cui alloggio, che svetta maestoso tra palazzi fatiscenti ed ospita un casinò diviso anche questo per censo, da un lato i poveri con le YTL e dall’altro i ricchi con i loro $, in ogni caso entrambi in cerca di qualcosa che credono di non avere. Sotto il manto pulito della propaganda turistica ormai crediamo di risolvere ogni cosa, crediamo di essere puliti ma siamo sporchi del sangue che abbiamo fatto versare. Ho capito molte cose qui più di quanto ora raziocino, certo non tutto è nero, certo non tutto è brutto, ma è giusto sapere anche ciò che la propaganda non dice, ciò che un semplice Αερικό ha sentito dentro di se per provare un pò ad immaginare certe situazioni di cui leggiamo. La mia fortuna è che parto, che sono partito sono tornato quì nella mia piccola casa che da un pò mi ospita in terra ellenica, ma molti troppi restano lì dove i sogni sono spezzati dalla violenza della linea verde, dalla violenza della guerra.
Ho viaggiato molte miglia ed arrivato a casa, non ho visto più il dolore di questi giorni, resta solo il mio quello interno quello di cui molti rideranno se non già ridono, ma non m’importa. Un pò di sollievo mi è offerto dal profumo intenso di aranci in fiore tutt’intorno a me. La natura è sempre eccezionale, in un piccolo bianco fiore ha concentrato un aroma così inteso, così dolce. Seduto alla scrittoio sul cui vetro per un amaro caso la parola amore è incisa in tutte le lingue del mondo, inizio a scrivere queste righe e penso che ci sono ferite non guariscono mai, che non passerò più linee verdi ma ugualmente andrò, vado al mare per cercare quel sottile raggio verde, augurandomi di trovare una plausibile risposta ad un antico, unico perchè… non la trovo la risposta o semplicemente non ho occhi per vederla come il raggio verde che mi sfugge ancora una volta, come sempre il sole sparisce, come sempre io sono qui che lo aspetto, ma lui verrà?
A chi ha avuto la pazienza di seguire queste righe, a chi ha avuto la bontà di leggermi per scherzo, per schernirmi, per ridere o solo per curiosità, a chi ha creato il .net dedico questo scritto nella speranza che un giorno nessuna linea verde esista più; nella speranza che finalmente impariamo a non fare del male agli altri perché facendolo non facciamo altro che farlo a noi stessi; nella speranza che chi andrà non veda ciò che io ho visto; nella speranza che io riesca una sera a cogliere seduto nel mio piccolo angolo di spiaggia a Π. Φάληρο quel raggio verde che aspetto da tempo; nella speranza che alla fine torni all’ Αερικό il suo sole.
(© Αερικό Αθήνα, Anno a Nativitate Iesu Christi MMVII die III mensis Aprilis)


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