L’ equilibrio della solitudine
Pubblicato in Fuori dai denti, Schegge | Stampa questo articolo |Riflettevo su una frase in cui mi sono imbattuto spesso: “sono solo/a ma ho il mio equilibrio”, in riferimento per lo più alle relazioni umane.Ora io sono convinto fermamente che l’uomo per sua natura non è un animale solitario, tutta l’evoluzione è segnata dalla socialità della specie umana, per cui è illogico andare contro l’evoluzione. Devo però considerare che l’uomo ha una sovrastruttura culturale che troppo spesso prende il sopravvento sulla sua natura, specialmente in questo periodo di basso impero in cui è esaltata l’individualità da un lato e dall’altro si vuole la famiglia e bla bla bla. Insomma tutto ed il contrario di tutto, l’individualismo con magari una sovrapposizione di egoismo, di per se è l’antitesi di ciò cui chi ha portato l’evoluzione.
Ora provo a ragionare per assurdo e ammetto che possa l’uomo aborrire il vivere comune in un certo istante della sua esistenza o da un certo istante, come meglio credete. Avere un equilibrio presuppone una condizione di raggiunta stabilità. Ma asserire, confermare che si è raggiunta una condizione di equilibrio, di stabilità è solo un modo, di convincere se stessi della propria condizione. Se una cosa è, non deve essere certificata o asserita, è. Continuo e considero la definizione di equilibrio, e più ancora i suoi tipi: stabile, instabile, indifferente. L’equilibrio statico di un sistema di punti o di corpi equivale a quello di ogni sua componente.. bene consideriamo allora il baricentro o punto di equilibrio statico dell’uomo nel sistema di riferimento della società attuale e valutiamo la criticità del potenziale in esso.
Equilibrio stabile, anche se l’uomo è sollecitato ritorna nella sua condizione imperturbata immediatamente, anzi è proprio la sua condizione di stabilità che riporta il sistema in equilibrio.
Equilibrio instabile, un flesso, l’uomo sollecitato può sperare che il suo flesso lo porti verso una condizione di equilibrio stabile.
Equilibrio indifferente ogni perturbazione provoca un nuovo equilibrio.
Asserire che ho il mio equilibrio nella mia solitudine cosa significa? Nulla, anche invocando paragoni con sistemi di punti materiali. Dunque, il mio ragionamento basato su un assurdo è fallace, non argomentabile, concludo allora che la mia ipotesi di partenza è errata per cui l’uomo non posso che confermarmi, è animale sociale per natura. Solo la sovrastruttura mentale della società gli impone di pronunciare certe espressioni, per darsi la falsa sicurezza nella solitudine…. Abbiate pietà allora non asserite che siete in equilibro quando siete soli, è un assurdo!
Dimenticavo, voi in che condizione vi trovate ?
(© Αερικό Αθήνα, Anno a Nativitate Iesu Christi MMVII die XXVIII mensis Maii)
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