Il pupazzo
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Io sono un runner e perciò ovunque mi trovi cerco di correre, correre e correre. Ho la mia brava lista di percorsi, di tempi sul giro e così via, certo di tanto in tanto uno dei miei ginocchi si blocca, ma a me piace correre e quindi lo faccio
.
Da quando sono qui in Ellada, non ho perso il vizio di correre, in effetti se ci penso, non fumo, non mi drogo, non bevo, non vado a donne, la corsa e il caffè sono i due vizi capitali che mi concedo
. Dicevo, tra i vari percorsi che ho messo su qui ad Αθήνα, ce ne uno che spesso eseguo durante la settimana, 40/50 minuti al massimo e sono pronto per andare a lavoro, è un percorso facile facile giusto per tirare un pò qualche salita e qualche discesa, un occhiatina al mare di Π. Φάληρο e poi si torna a casuccia. Ora, la prima parte di questa lieta novella corridereccia, si svolge lungo Λ. Συγγρού che è di fatto una strada a scorrimento veloce che collega il mare del Π. Φάληρο con il centro di Αθήνα, la quale è una città in pratica inscrivibile in un triangolo che ha per vertice il monte Πεντέλη. La Συγγρού è nota per varie cose, ci si trovano molte concessionarie di auto, uffici, una università di scienze politiche e sociali, clubs specialmente verso il mare. Tra i clubs ci sono quelli in cui il sexy show impera (ci sono pure sexy shops a chi interessa), da quel che si legge ce ne è per tutti i gusti soft, hard, sadononsoche, fetish e chi più ne ha più ne metta. C’è poi un altro fatto da segnalare e cioè che la via offre la possibilità di accompagnarsi a donne o uomini o meglio uomini “confusi” se la si percorre in determinate ore sul lato destro o sinistro spostandosi dal mare al centro. In Ellada, il meretricio non è reato per quel che ne so, ma c’è diciamo il buongusto di non offrire la mercanzia così sfacciatamente come capita in altre parti del mondo a bordo strada e mi dicono che ci sono apposite case da frequentare per chi fosse interessato.
Io sino ad ora non mi sono mai accorto di nessun mercimonio, sarà che la sera me ne sto a casa, sarà comunque che tutto è molto discreto, sarà che io per la Συγγρού ci passo poco poco a 90 km/h (ops mi pare il limite sia 70 km/h
), saranno gli orari e i giorni booo, insomma non ho mai notato nulla. Sì i cartelloni pubblicitari dei clubs e delle discoteche ci sono ma nulla di impudico, anzi. Mi sono sempre chiesto chi frequenta certi posti e perché biasimando il concetto di chi compra la necessità altrui.
Ad ogni buon conto stamattina come al solito mi sono equipaggiato: i miei pesi intorno ai polsi per un totale di 3 kg di sovraccarico; pantaloncini; maglietta; scarpe da running; ed alle 06:30 mi sono fiondato fuori di casa. Inizio il percorso, tutti i check sono ok, le gambe rispondono, il ginocchio tiene. Bene sono le 06:30 e ci sono 25 gradi ma me ne fotto! Percorro la prima parte del circuito e poi svolto verso Λεωφόρος Συγγρού. La svolta capita più o meno a ridosso di un paio di concessionarie di auto che sono separate da un club che non è una discoteca.
Sino a stamattina, non mi era mai capitato di vedere anima viva a quell’ora. Stamane invece svolto, e mi trovo dinanzi tre quattro-ragazze, dai lineamenti caucasici e dell’est, vestite in maniera decorosissima, eccezion fatta per il trucco pesante e per un’altezza esagerata dovuta credo ai tacchi. Queste donne stazionavano dinanzi al club, una parlava con un tipo vomitevole in una macchina, due erano al centro della carreggiata della complanare ed una quarta si muoveva verso di me con testa bassa e sguardo triste, ferito, stanco, lo sguardo di chi ha lo schifo del mondo dentro. Ma non è di lei che voglio scrivere, ma di una delle altre due che aspettavano al centro strada e che ho dovuto evitare per non travolgerla.
La ragazza la più minuta di tutte aveva con se un enorme peluche, ma grande, grande più grande di lei e rideva abbracciandoselo, vedendomi arrivare di corsa ha iniziato a saltellare sul posto imitando il fatto che io corressi, per deridermi non credo era forse solo per ridere ancora un po’.
Il peluche mi ha colpito tantissimo, non per il tipo che non ricordo, ma per il fatto che una persona che per necessità è costretta in un certo lavoro, ne avesse uno e lo stringesse a se come un protettore mi ha portato alla mente l’immondezzaio della civiltà occidentale, fatta di ricchi che comparano le miserie dei poveri e nel caso delle donne i loro corpi, di depravati che pensano ai bambini come ad oggetti di piacere sessuale, di tutta questa indecenza professata spesso da chi poi la domenica va là dove io non vado, in chiesa.
Mi sono vergognato
di essere un uomo, sì di appartene al genere maschile, il meretricio è pratica antica, millenaria, ma la mia formazione non accetta che qualcuno per necessità debba vendere il suo corpo, ieri e ancora di più oggi quando pretendiamo di esportare la “civiltà” occidentale, ad un altro suo simile o esibirlo in pubblico per poterci vivere. Cantava, una volta De André… c’è chi l’amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, bocca di rosa né l’uno né l’altro lei lo faceva per passione …, posso accettare l’ultima a limite ma la noia e più ancora la professione no, il rispetto che porto al mio prossimo ed al genere femminile è troppo elevato per poterlo accettare.
Esportiamo una corrotta finta democrazia, meglio oligarchia (vds La Sindrome del morto di fame) che nell’Est per esempio, ha indotto il commercio delle donne verso il ventre malato dell’Europa e del mondo e una proliferazione esponenziale di mafie tra gli uomini.
Nelle frazioni di secondo che ho avuto a disposizione per reagire alla sollecitazione della ragazza con il peluche, l’unica cosa che ho saputo fare è farle un enorme sorriso il più innocente che sapessi fare, il più candido che potessi, guardando non lei ma il suo peluche affinché non vedesse in me uno dei tanti uomini che la sfruttano; per poterle chiedere scusa a mio modo di tutte le sofferenze che ha patito, che patirà che è costretta a patire solo perché è nata nella parte sbagliata del mondo. Sofferenze provocategli da uno, cento mille esseri che con me hanno in comune solo il sesso. Io non so se sono riuscito nella mia impresa, voglio credere di sì, ma certo è che la rabbia che ho provato per le persone come lei mi hanno fatto correre cosi forte che ho frantumato i 42 minuti mediamente necessari al percorso, e nonostante l’afa, i pesi che mi porto dietro ed il ginocchio che ha iniziato ad incavolarsi un attimino ho chiuso il giro in 35 minuti.
La rabbia è ancora in me intonsa e chissà che oggi non frantumo qualche altro record in moto o qualche faccia al primo verro di turno, scusa ancora ragazza con il peluche !
(© Αερικό Αθήνα, anno bis millesimo septimo, die quintadecima mensis Iunii)
P.S. Questo articolo racconta di un fatto accadutomi realmente stamane, non pensare lettore prevenuto che ci siano doppi, tripli, quintupli sensi! Se lo pensi medio della mano destra in basso e come dicono da queste parti αδε ρε γαμ…. σου! ![]()
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