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Venerdì 6 Luglio 2007 alle 16:30 di Αερικό

Il guscio e il fortunale

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Ho sognato e vivo giorni di tempesta, giorni di fortunale di quelli dei racconti di bambino, di quelli di cui piangevo quando ero bambino guardando film di capitani coraggiosi in cui una piccola nave, un piccolo guscio di legno era in balia di onde cosi alte che mi spaventavo, nell’ingenuità di bambino che ancora mi porto dietro, così tanto da farmi piangere. Ogni volta però scoprivo che la tempesta passava e i marinai seppur a pezzi, seppur feriti, magari alcuni morti, la mattina si svegliavano su di un ponte con il sole ed il guscio malconcio era li che li proteggeva. Si mettevano a riparare tutto e pian piano la loro vita su quel guscio, per il quale davano la vita ricominciava, certo con qualche ferita dentro, con paure mille paure di morire ancora in un fortunale, magari il successivo, ma riprendevano a proteggere il loro guscio, ciò per cui vivevano.

Nel mio sogno ho costruito un guscio, un guscio piccolo non grande come quello che Rembrandt ha dipinto (click sull’ immagine per vedere un capolavoro), nel mio guscio non ci sono tante persone ci sono io e non solo, c’è una sirena che cerco di portare in salvo, una sirena dai capelli castani, dagli occhi grandi, spaventati dalla furia del mare che non la protegge più perché lei ha scelto, ha scelto di non vivere più nel buio del mare profondo, certo sicuro ma buio e profondo come un pozzo infinito, come un carcere maledetto. Ha scelto, nel mio sogno, di abbandonare quel mondo e salire su quel fragile guscio ed io…. cerco il modo per non cadere nelle onde di burrasca, per non abbandonare il guscio appena costruito, un guscio non ancora pronto per un fortunale di questa portata, per onde così forti ed immense, ed ho paura, ho paura tanta paura che da un momento all’altro tutto vada in mille pezzi.

La paura è forte in me, è tangibile, ha odore, ha la violenza dell’incubo più orribile, ma non sono solo sul guscio e per me esiste un solo comandamento ora: devo proteggere la sirena. Devo fare in modo che i suoi grandi occhi i suoi magnifici occhi splendano, che le sue paure muoiano per sempre perché, perché so che il fortunale non è lo status quo del mare, anzi ne è l’eccezione. No, per la mia sirena non abbandono il guscio, lotto sì che lotto, lotto contro tutto, non l’abbandono perché io sono cosi e allora cerco la forza in me anche li dove non c’è più, cerco di tenere il guscio solido e corro come un pazzo da un bordo all’altro della nave perché non mi arrendo, perché ho nei miei occhi lo sguardo atterrito della sirena, perché ho nelle mie orecchie i suoi gridi di aiuto, perché la vedo li nell’angolo di quel guscio, lei fragile ma non per questo vinta ed io non posso permettere che il fortunale vinca non posso perché il sole domani uscirà.

Ho lacrime agli occhi per il dolore, per la rabbia, per la violenza, che il Signore nero del mare ha scatenato contro di me perché chi teneva prigioniera a lui si è ribellata. Le lacrime si confondono con le onde del mare mentre corro e lotto grido maledizioni contro di te Signore nero del mare ed aspetto, aspetto che passi e mantengo il timone a dritta con tutta la forza che ho. Sono impazzito, gli occhi fuori dalle orbite perché difendo difendo difendo una scelta, difendo chi vuole spezzare le catene della più profonda delle prigioni, la più becera e nera, quella in cui hai costretto la sua anima maledetto Signore nero….

Non c’è cosa peggiore di me, piccolo Αερικό nato nei boschi e fatto marinaio in un sogno, quando difendo con tutto me stesso, con tutto quello che ho dentro ed ora Signore nero del mare sappi che difendo….. Ho dalla mia la forza della mente mi grido, quella del cuore e anche se sono piccolo al tuo confronto, anche se il mio fisico stai stremando con la violenza della tempesta, io ti urlo che non cedo a queste onde cosi alte e cosi nere perché so che passano, perché non possono essere per sempre, no! La vita non può essere sempre così schifosa come questa lotta che con te ho ingaggiato.

Per quanti fortunali tu scatenerai, sappi che il bello dei fortunali è che svaniscono all’improvviso così come all’improvviso nascono. Questa è l’unica certezza che ho in questo momento mentre con te lotto, che il fortunale svanisca e che io riveda sulla sirena li ferma nell’angolo del guscio il sorriso, il dolce suo sorriso apparire di nuovo e pronunciare solo per me i dolci versi di Giorgio Caproni letti per caso in un libro che un giorno la sirena trovò sulla spiaggia mentre iniziavo a costruire il guscio che mi avrebbe portato via: Rema, con me negli occhi al largo verso il tuo futuro. Ora, con tutto me stesso la stringo forte a me affinché i demoni che tu Signore nero hai usato per imprigionarla e bloccarla non possano vincere no, non più da questa volta in poi non devono.

Mi sveglio dal sogno nella mia piccola cosa qui dove vivo ora, spossato come non mai perché il sogno si è confuso con la realtà e la realtà si è confusa con il sogno, e mi siedo sul bordo del letto a pensare, a scegliere, ad aspettare la sirena del sogno dai grandi occhi e dal sorriso infinito, ma più di tutto a sperare di vederla finalmente libera e felice perché sono cosciente che il sole sorge sempre.

(© Αερικό Αθήνα, anno bis millesimo septimo, die sexta mensis Iulii)

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