E piove cenere…
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Sulla città che mi ospita, sulla Nazione che mi adotta, piove cenere e si contano i morti. Il numero sale di ora in ora e la colpa se serve addossarla a qualcuno, se serve cercare un colpevole è di tutti noi, di tutto il genere umano.Il più tragico dei fine settimana della Grecia, mi ha visto distante più o meno 20 km in linea d’aria da uno dei tanti focolai. Non scriverò il reportage di ciò che ho sentito, di ciò che ho annusato, per quello ci sono fior fior di giornalisti, scriverò solo di odio, di quanto odio i vermi che distruggono l’ambiente.
Venerdì pomeriggio mi ero ritirato ad Ανάβυσσος e come al solito mi sono tuffato nella piscina naturale che frequento da mesi, indossando la mia nuova maschera che mi consente di giocare con i pesci e i polpi che ancora lì mi aspettano. In genere ciò che vedo non è il buio del sole ma (click sulle immagini per ingrandirle):
Nel pomeriggio di sabato, quando già le notizie di incendi in Eubea e nel Peloponneso mi ricorrevano e mi gettavano nello sconforto mi sono svegliato ed ho visto il cielo di un colore strano, un sole spento ed una luce tetra. Non udivo rumori era come se tutto si fosse fermato, c’era un sinistro silenzio. Alzando lo sguardo al cielo ho visto una scia di fumo ed un odore di legna arsa saliva su per il mio naso, passando come una lama il mio olfatto. Ho accesso il televisore ed ho appreso che anche dalle mie parti dove di boschi non è pieno c’erano due nuovi incendi. Incendi lontani dal Peloponneso, dall’ Eubea, dall’ Imetto, incendi che non avevano ragion d’essere come gli altri.
Sono andato nella piscina ed anche li tutto aveva il sapore della sconfitta, la sconfitta del genere umano. Mi sono seduto ad osservare il mare, di un colore grigio, grigio come la mia anima. Aerei correvano a prelevare acqua dal mare, in un susseguirsi di ammaraggi che mettevano a rischio la vita di uomini che lottavano contro la stupidità di altri uomini.
Pioveva cenere, piove cenere su di me qui ad Αθήνα ancora oggi. La mia mente è volata subito ai miei libri, mi sono trovato catapultato nei ricordi universitari di quando studiavo di piogge di cenere vulcanica, di colate di fango e di pericoli.
Qui la cenere non è provocata dall’ira di Efesto, ma dalla follia umana. Ho subito realizzato che questa cenere prima o poi si poserà, su pendii una volta protetti dagli alberi che adesso diventeranno causa di altre morti, di altri lutti alle prime piogge, ai primi venti. Non respiro bene, mi tuffo e nuoto, le lacrime si mescolano all’acqua di mare, il danno ambientale è di portata enorme ed ancora non è finita…
Il disegno è assolutamente criminale, l’autocombustione non è un fenomeno in grado di estendersi su di una intera nazione. La mente criminale o le menti criminali che hanno armato tutto questo in Grecia, come in Italia o nei Balcani non meritano nessuna pietà. Questa malata società in cui siamo costretti a vivere deve accettare che i crimini ambientali sono crimini contro la persona e devono essere perseguiti come tali. L’ergastolo o la pena capitale sono il minimo della pena. Gli stati se fossero non bloccati dalla porcate in cui si dibattono dovrebbero emettere leggi di 3 articoli semplici: primo non si costruisce per 40 anni almeno nelle zone bruciate; secondo piantare alberi per 30 anni almeno; terzo pena capitale per i colpevoli.
Io non sono greco e non vivo l’Ellade come puro passatempo estivo. La mia formazione mi impedisce la pietà verso i devastatori dell’ambiente, la mia morale non ha nessuna remora a condannare alla pena capitale chi assassina il mio futuro e quello del mio prossimo. Se ciò fa di me un estremista, scegliete il colore che vi piace (io vado matto per l’arancione), allora io sono il peggiore degli estremisti. Non parlatemi di persone che sono malate, che vanno aiutate, che non sono in grado di intendere e volere e bla bla bla perché questo discorso va bene per uno, dieci al più ma tutti malati sono ? Allora anche io sono malato, sono malato d’ambiente ed ogni giorno mi vergogno di inquinare questo mondo.
Adesso in questa nazione i dibattiti non finiranno mai; la protezione civile è inesistente (non è che l’italica sia molto meglio); le prossime elezioni; insomma presto si dimenticherà, ma il danno resterà. Le vittime innocenti gridano vendetta !
Ah, se solo potessi guidare il fango che colerà presto dalle martoriate montagne verso le case di coloro che hanno armato, di coloro che hanno eseguito tutto questo… Ah, se correndo potessi ridarti il tuo verde Grecia, correrei sino alla mia morte.
(© Αερικό Αθήνα, anno bis millesimo septimo, die vicesima septima mensis Augusti)
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