L’impenitenza
Pubblicato in Libri | Stampa questo articolo |“entra sempre per primo in battaglia, ed è illustre per l’oscurità della lingua più fra gli sciocchi che tra i saggi che ricercano il vero. Gli stolti infatti ammirano e amano maggiormente tutto ciò che vedono nascosto sotto parole contorte, e considerano vero tutto ciò che può blandire l’orecchio ed è imbellettato da belle parole” Lucrezio di Eraclito De rerum Natura (I, 637-62)
E’ scritto con il fuoco della ragione e della razionalità l’ultima fatica di Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impenitente per i tipi della Longanesi, nella quale ho trovato la massima di Lucrezio. Il libro come dice nelle prime pagine l’autore è “contro i fondamentalismi religiosi, gli anacronismi umanistici e le ottusità accademiche, che coloro che hanno a cuore le sorti della scienza in particolare, e del pensiero razionale in generale, devono continuare a peccare di impenitenza: dando ciascun autore secondo le proprie possibilità, e rivolgendosi a ciascun pubblico secondo i suoi bisogni.”(cit. pg.10)
Io sono peccatore e continuo a peccare, credo di essere oltre i limiti della dannazione eterna, foss’altro perchè continuo a leggere quest’autore non messo ancora all’indice solo perché quest’ultimo non esiste più! Non sono un recensore, voglio solo scrivere di quello che ho provato alla guida di questo libro. Leggere… sì sono fuori dal tempo cammino per strada leggendo un libro maledetto
ma non ne ho potuto fare a meno. Inizi e ti rendi conto che l’assurdità del mondo in cui viviamo è il frutto di una stratificazione di falsificazioni, mistificazioni e del rifiuto sistematico della ragione. Le prime due parti delle sette in cui è diviso (sette parti, settantasette variazioni, capo e coda giusto per ripetere un numero primo di volte (79) ai fondamentalisti, gli ottusi e gli anacronisti no, no, ch’io non mi pento cit. pag 10) vanno giù come il vino bianco ghiacciato in una calda giornata d’agosto, per il piacere della mente.
L’analisi contro il sistema illogico moderno, sempre più votato alla superstizione, direi contro il medioevo infinito dell’oscurantismo della razionalità, continua nelle restanti parti e non mi ha lasciato un attimo di respiro. Come un tossicodipendente mi sono iniettato lettere, parole, frasi, paragrafi in un crescendo, senza mai riuscire a soddisfare la dipendenza della mia ragione.
Voglio continuare a peccare in nome della ragione, voglio continuare a cercare il mistero della natura che mi circonda, viaggiare alla velocità della luce dove il tempo rallenta sino a fermarsi e la mia massa diventa infinita, voglio perdermi in te ragione mia.
Tra le lezioni che ho tratto dalla lettura quella che mi sta più a cuore è ancora in una massima antica: Volere le cose come sono, invece di desiderare che esse siano come le vorremmo
(© Αερικό Αθήνα, anno bis millesimo octavo, die quintadecima mensis Maii)
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